Last updated on marzo 24th, 2017 at 03:12 pm

L’anno passato ho dovuto fare un’indagine sui paradisi fiscali, che voglio in breve sintetizzare, chi sa che interessi a qualcuno per il proprio e-commerce.

Premetto ed insisterò con il dire che questo mio articolo non vuole essere un’esortazione all’evasione, ma parliamoci chiaro, interessa a tutti avere info su come pagare meno tasse, io ti darò dei punti di partenza valuta tu poi rischi e vantaggi. Io chiaramente scrivo questo articolo solo a scopo informativo e non per invogliare all’evasione. Punibile ai sensi di legge secondo il  icon-external-link  Dlgs 74 del 2000, modificato dal Dl 138 del 2011.

paradisi fiscali ecommerce

 

Prima di iniziare faccio una doverosa puntualizzazione, io non sono un fiscalista, ma parlo per esperienze toccate con alcuni clienti. Se avete domande fiscali appoggiatevi ad un commercialista o ad un ficalista

e-Commerce e Paradisi Fiscali perchè molti evadono

Tassazioni e-Commerce in Italia

Un e-Commerce in italia come tutte le altre attività, ha una pressione fiscale assurda per uno stato civile come il nostro. Quando discuto o sento parlare della pressione fiscale nell’Italica terra, mi vengono sempre in mente, i re del medioevo: Avidi e Spietati, il loro carico in tasse era talmente alto che gli abitanti erano spesso quasi come degli schiavi alla mercee del proprio Re Padrone. Nel nostro caso non si tratta di un Re ma di un intero governo.

Faccio un rapido calcolo spannometrico in cui molti si ritroveranno ed altri no, ma pur essendo indicativo lascia comunque intendere quali sono gli utili in italia:

100€ Prezzo di vendita
40€ margine
7 € costi spedizione
10€ costi marketing
8€ tutto il resto
guadagno = 15€ – tassazione del 65% (media nazionale) = € 5,25 di guadagno contro un incasso di 100€ vuol dire guadagnare su 1.000.000€ di incassi solo 52000€. Ha senso??

Non giustifico ma forse chi evade lo fa perchè ne ha piene le scatole ….

Come fanno molti E-Commerce a Trasferire i Ricavi

Prima di vedere quali sono nello specifico i paradisi fiscali, ti indico quali sono i metodi usati da chi sposta l’azienda in una di queste nazioni. Lo scopo finale è spostare gli utili all’estero e tenere in pareggio o con un minimo ricavo il bilancio italiano:

1- il metodo più semplice riguardante un e-commerce è aprire un’azienda all’estero che sia proprietaria del marchio e /o sito e.commerce. In italia chiaramente vi è un’azienda regolare che dovrà pagare delle Royalty o un affitto per l’uso del sito e/o marchio alla società estera, spostando quindi gli utili in altra nazione.

2- la società italiana controllata da una estera pagherà consulenze, materiali, viaggi, alla società estera caricandola quindi di passività

Ci sono poi tanti altri sistemi, come ad esempio quello di amazon e tantissime altre società e-commerce giganti che tendono a fatturare direttamente dall’estero quello che non è tangibile, il magazzino di Piacenza di amazon ad esempio è della holding americana, Amazon italia paga alla casamadre l’uso del magazzino, Royalty e mille altre cose per tenere l’utile bassissimo. infatti Amazon ha utili italiani irrisori.

il primo metodo è quello usato prevalentemente nel nostro settore.

Principali Paradisi Fiscali per e-Commerce

Prima di dare un occhio a quelli che consiglio grazie all’indagine che feci l’anno passato, vediamo di capire per prima cosa come si suddividono i paradisi fiscali

i Paradisi fiscali si suddividono in Black list e White List. Nella black List vi sono paesi che sono visti male dal governo italiano e da tutti quelli facenti parte della white list; le aziende che fanno molte fatture verso queste nazioni vengono prese di mira con più facilità in quanto il fatturare verso questi posti può essere una prima campanella di allarme di evasione

Le black list io le lascerei perdere caldamente, proprio per evitare di incorrere in seri problemi, fanno parte della black list i seguenti stati/paradisi fiscali:

Lista Paesi Facenti Parte della Black List

  • Alderney (Isole del Canale)
  • Andorra
  • Anguilla
  • Antille Olandesi
  • Aruba
  • Bahamas
  • Barbados
  • Barbuda
  • Belize
  • Bermuda
  • Brunei
  • Filippine
  • Gibilterra
  • Gibuti (ex Afar e Issas)Grenada
  • Guatemala
  • Guernsey (Isole del Canale)
  • Herm (Isole del Canale
  • Hong Kong
  • Isola di Man
  • Isole Cayman
  • Isole Cook
  • Isole Marshall
  • Isole Turks e Caicos
  • Isole Vergini britanniche
  • Isole Vergini statunitensi
  • Jersey (Isole del Canale)
  • Kiribati (ex Isole Gilbert)
  • Libano
  • Liberia
  • Liechtenstein
  • Lussemburgo ( in attesa dell’entrata in vigore del decreto per la sua esclusione dalla lista)
  • Macao
  • Maldive
  • Malesia
  • Montserrat
  • Nauru
  • Niue
  • Nuova Caledonia
  • Oman
  • Polinesia francese
  • Saint Kitts
  • Nevis
  • Salomone
  • Samoa
  • Saint Lucia
  • Saint Vincent e Grenadine
  • Sant’Elena
  • Sark (Isole del Canale)
  • Seychelles
  • Tonga
  • Tuvalu (ex Isole Ellice)
  • Vanuatu

Lista regimi agevolati di Stati o territori a fiscalità non privilegiata (articolo 3, comma 1 D.M. 23 gennaio 2002):

Le disposizioni dell’  icon-external-link Articolo 3, comma 1 D.M. 23 gennaio 2002, si applicano ai seguenti Stati e territori limitatamente ai soggetti e alle attività indicate:

  • Angola: alle società petrolifere che hanno ottenuto l’esenzione dall’Oil Income Tax, alle società che godono di esenzioni o riduzioni d’imposta in settori fondamentali dell’economia angolana e per gli investimenti previsti dal Foreign Investment Code.
  • Antigua: alle international buniness companies, esercenti le loro attività al di fuori del territorio di Antigua, quali quelle di cui all’International Business Corporation Act, n. 28 del 1982 e successive modifiche e integrazioni, nonché con riferimento alle società che producono prodotti autorizzati, quali quelli di cui alla locale legge n. 18 del 1975, e successive modifiche e integrazioni.
  • Costarica: alle società i cui proventi affluiscono da fonti estere, nonché con riferimento alle società esercenti attività ad alta tecnologia;
  • Dominica: alle international companies esercenti l’attività all’estero;
  • Ecuador: alle società operanti nelle Free Trade Zones che beneficiano dell’esenzione dalle imposte sui redditi
  • Giamaica: alle società di produzione per l’esportazione che usufruiscono dei benefìci fiscali dell’Export Industry Encourage Act e alle società localizzate nei territori individuati dal Jamaica Export Free Zone Act
  • Kenia: alle società insediate nelle Export Processing Zones
  • Mauritius: alle società “certificate” che si occupano di servizi all’export, espansione industriale, gestione turistica, costruzioni industriali e cliniche e che sono soggette a Corporate Tax in misura ridotta, alle Off-shore Companies e alle International Companies
  • Panama: alle società i cui proventi affluiscono da fonti estere, secondo la legislazione di Panama, alle società situate nella Colon Free Zone e alle società operanti nelle Export Processing Zone
  • Portorico: alle società esercenti attività bancarie ed alle società previste dal Puerto Rico Tax Incentives Act del 1988 o dal Puerto Rico Tourist Development Act del 1993
  • Svizzera: alle società non soggette alle imposte cantonali e municipali, quali le società holding, ausiliarie e «di domicilio»
  • Uruguay: alle società esercenti attività bancarie e alle holding che esercitano esclusivamente attività off-shore.

Fonte:  icon-external-link Guidafisco

Lista Paesi Facenti Parte della White List

San Marino e Lussemburgo facenti parti della black list sono state escluse e quindi inserite nelle white da inizio 2015 Singapore anche lui entrato nella White

Lista dei Paesi facenti parte della white list

  • Cina
  • Corea del Sud
  • Costa d’Avorio
  • Croazia
  • Danimarca
  • Ecuador
  • Egitto
  • Emirati Arabi Uniti
  • Federazione Russa
  • Filippine
  • Finlandia
  • Francia
  • Germania
  • Giappone
  • Grecia
  • India
  • Indonesia
  • Irlanda
  • Israele
  • Jugoslavia
  • Kazakistan
  • Kuwait
  • Lituania
  • Lussemburgo
  • Macedonia
  • Malta
  • Marocco
  • Mauritius
  • Messico
  • Norvegia
  • Nuova Zelanda
  • Paesi Bassi
  • Pakistan
  • Polonia
  • Portogallo
  • Regno Unito
  • Repubblica Ceca
  • Repubblica Slovacca
  • Romania
  • Singapore
  • Slovenia
  • Spagna
  • Sri Lanka
  • Stati Uniti
  • Sud Africa
  • Svezia
  • Tanzania
  • Thailandia
  • Trinidad e Tobago
  • Tunisia
  • Turchia
  • Ucraina
  • Ungheria
  • Venezuela
  • Vietnam
  • Zambia

Ora arriva il bello:

Quale nazione scegliere

Premesso che come detto io non evaderei e non voglio esortare nessuno a farlo, e forse prenderei in considerazione oltre al’apertura di azienda estera, anche ad una migrazione con la famiglia, per vivere meglio.

Detto questo, il mio cliente aveva preso in esame 3 nazioni

  1. Irlanda
  2. Regno Unito
  3. Delaware (Usa)

La pressione fiscale in Irlanda è di circa del 3,3% nel regno unito del 6,7% e nel Delaware 250$ contro il 45% del nostro paese *

Fonte:  icon-external-link Il Tempo

*questi dati riguardano solo l’imposta sui redditi, esclusi quindi tutte le altre tassazioni che chiaramente aumentano il carico fiscale totale

Irlanda e Regno unito molto gettonate, lo sono per vari motivi, in primis per la bassa tassazione perché come detto sono basse, aprire un’azienda è facilissimo e rapido, per esempio in Gran Bretagna pasta 1£ di capitale per aprire una sorta di SRL contro 10.000€ del nostro paese.

Senza dimenticare tutti i permessi e le leggi attraverso cui bisogna passare nel nostro stato.

il vantaggio dell’Inghilterra o Irlanda è anche la vicinanza che non va sottovalutata.

Il mio cliente, alla fine consigliato anche dal suo  icon-external-link commercialista scelse il Delaware, c’è da dire che ha aperto dei negozi fisici negli USA ad Hong Hong , in Giappone ed in Australia, quindi il discorso è più ampio, ma guardiamo i benefici dell’aprire un’azienda in Delaware.

Vantaggi del Delaware

Per aprire un’azienda in delaware bisogna affidarsi ad’un commercialista o azienda certificata, si può far tutto online, ed i costi sono irrisori.

la tassazione è della sola tassa annuale di 250$ se non si fa commercio negli usa, nel qual caso, si devono pagare per il trassato americano la tassazione degli USA che è del 5%

Altro vantaggio è che il registro dei soci non è pubblico, quindi non vi è possibilità di divulgazione su chi siano i proprietari dell’azienda.

E’ poi gratuito il cambio di soci, di successione ereditarie etc… I vantaggi sono quindi immensi.

tantissime aziende italiane sono controllare da aziende del delaware o hanno delle partecipazioni, fiat ad esempio ma ci fu anche uno scandalo in passato perchè equitalia risultava avere un’azienda nel delaware, chiaramente smentirono, ma il dubbio resta

Spostare quindi gli utili in delaware equivale a pagare solo 250$ l’anno sugli utili.

Ora come già detto io non voglio esortare nessuno ad evadere nulla dato che è illegale e perseguibile penalmente ma è giusto sapere cosa fanno in tanti.

potrebbe interessarti l’articolo su come rendere produttivo un e-commerce

 

Faccio una doverosa precisazione, non sono ne commercialista ne fiscalista. Non posso quindi dare suggerimenti approfonditi, quanto esposto in questo articolo sono frutto di esperienze dirette per ricerche fatte per clienti. Non chiedetemi informazioni dirette su come avviare la vostra società o attività estera Non posso aggiungere nulla a quanto già quì presente

 

 

Sono un ottimista per natura, ho giocato a rugby per 36 anni e questo sport mi ha insegnato che nella vita: “Volere è Potere” la determinazione è fondamentale anche nel lavoro. Mi occupo di eCommerce dal 2001 ho iniziato come merchant per poi dedicarmi alla consulenza. Attualmente corro, corro tanto. Se passate per Lainate dalle 4.30 am è facile che mi incontriate mentre mi preparo per l’ennesima maratona. Ho un desiderio che è quello di aiutare imprenditori a riuscire nei loro progetti di vendite online. Attualmente siamo le pecore nere tra i 20 paesi industrializzati.