e-Commerce Paradisi Fiscali

L’anno passato ho dovuto fare un’indagine sui paradisi fiscali, che voglio in breve sintetizzare, chi sa che interessi a qualcuno per il proprio e-commerce.

Premetto ed insisterò con il dire che questo mio articolo non vuole essere un’esortazione all’evasione, ma parliamoci chiaro, interessa a tutti avere info su come pagare meno tasse, io ti darò dei punti di partenza valuta tu poi rischi e vantaggi. Io chiaramente scrivo questo articolo solo a scopo informativo e non per invogliare all’evasione. Punibile ai sensi di legge secondo il  icon-external-link  Dlgs 74 del 2000, modificato dal Dl 138 del 2011.

paradisi fiscali ecommerce

e-Commerce e Paradisi Fiscali perchè molti evadono

Tassazioni e-Commerce in Italia

Un e-Commerce in italia come tutte le altre attività, ha una pressione fiscale assurda per uno stato civile come il nostro. Quando discuto o sento parlare della pressione fiscale nell’Italica terra, mi vengono sempre in mente, i re del medioevo: Avidi e Spietati, il loro carico in tasse era talmente alto che gli abitanti erano spesso quasi come degli schiavi alla mercee del proprio Re Padrone. Nel nostro caso non si tratta di un Re ma di un intero governo.

Faccio un rapido calcolo spannometrico in cui molti si ritroveranno ed altri no, ma pur essendo indicativo lascia comunque intendere quali sono gli utili in italia:

100€ Prezzo di vendita
40€ margine
7 € costi spedizione
10€ costi marketing
8€ tutto il resto
guadagno = 15€ – tassazione del 65% (media nazionale) = € 5,25 di guadagno contro un incasso di 100€ vuol dire guadagnare su 1.000.000€ di incassi solo 52000€. Ha senso??

Non giustifico ma forse chi evade lo fa perchè ne ha piene le scatole ….

Come fanno molti E-Commerce a Trasferire i Ricavi

Prima di vedere quali sono nello specifico i paradisi fiscali, ti indico quali sono i metodi usati da chi sposta l’azienda in una di queste nazioni. Lo scopo finale è spostare gli utili all’estero e tenere in pareggio o con un minimo ricavo il bilancio italiano:

1- il metodo più semplice riguardante un e-commerce è aprire un’azienda all’estero che sia proprietaria del marchio e /o sito e.commerce. In italia chiaramente vi è un’azienda regolare che dovrà pagare delle Royalty o un affitto per l’uso del sito e/o marchio alla società estera, spostando quindi gli utili in altra nazione.

2- la società italiana controllata da una estera pagherà consulenze, materiali, viaggi, alla società estera caricandola quindi di passività

Ci sono poi tanti altri sistemi, come ad esempio quello di amazon e tantissime altre società e-commerce giganti che tendono a fatturare direttamente dall’estero quello che non è tangibile, il magazzino di Piacenza di amazon ad esempio è della holding americana, Amazon italia paga alla casamadre l’uso del magazzino, Royalty e mille altre cose per tenere l’utile bassissimo. infatti Amazon ha utili italiani irrisori.

il primo metodo è quello usato prevalentemente nel nostro settore.

Principali Paradisi Fiscali per e-Commerce

Prima di dare un occhio a quelli che consiglio grazie all’indagine che feci l’anno passato, vediamo di capire per prima cosa come si suddividono i paradisi fiscali

i Paradisi fiscali si suddividono in Black list e White List. Nella black List vi sono paesi che sono visti male dal governo italiano e da tutti quelli facenti parte della white list; le aziende che fanno molte fatture verso queste nazioni vengono prese di mira con più facilità in quanto il fatturare verso questi posti può essere una prima campanella di allarme di evasione

Le black list io le lascerei perdere caldamente, proprio per evitare di incorrere in seri problemi, fanno parte della black list i seguenti stati/paradisi fiscali:

Lista Paesi Facenti Parte della Black List

  • Alderney (Isole del Canale)
  • Andorra
  • Anguilla
  • Antille Olandesi
  • Aruba
  • Bahamas
  • Barbados
  • Barbuda
  • Belize
  • Bermuda
  • Brunei
  • Filippine
  • Gibilterra
  • Gibuti (ex Afar e Issas)Grenada
  • Guatemala
  • Guernsey (Isole del Canale)
  • Herm (Isole del Canale
  • Hong Kong
  • Isola di Man
  • Isole Cayman
  • Isole Cook
  • Isole Marshall
  • Isole Turks e Caicos
  • Isole Vergini britanniche
  • Isole Vergini statunitensi
  • Jersey (Isole del Canale)
  • Kiribati (ex Isole Gilbert)
  • Libano
  • Liberia
  • Liechtenstein
  • Lussemburgo ( in attesa dell’entrata in vigore del decreto per la sua esclusione dalla lista)
  • Macao
  • Maldive
  • Malesia
  • Montserrat
  • Nauru
  • Niue
  • Nuova Caledonia
  • Oman
  • Polinesia francese
  • Saint Kitts
  • Nevis
  • Salomone
  • Samoa
  • Saint Lucia
  • Saint Vincent e Grenadine
  • Sant’Elena
  • Sark (Isole del Canale)
  • Seychelles
  • Tonga
  • Tuvalu (ex Isole Ellice)
  • Vanuatu

Lista regimi agevolati di Stati o territori a fiscalità non privilegiata (articolo 3, comma 1 D.M. 23 gennaio 2002):

Le disposizioni dell’  icon-external-link Articolo 3, comma 1 D.M. 23 gennaio 2002, si applicano ai seguenti Stati e territori limitatamente ai soggetti e alle attività indicate:

  • Angola: alle società petrolifere che hanno ottenuto l’esenzione dall’Oil Income Tax, alle società che godono di esenzioni o riduzioni d’imposta in settori fondamentali dell’economia angolana e per gli investimenti previsti dal Foreign Investment Code.
  • Antigua: alle international buniness companies, esercenti le loro attività al di fuori del territorio di Antigua, quali quelle di cui all’International Business Corporation Act, n. 28 del 1982 e successive modifiche e integrazioni, nonché con riferimento alle società che producono prodotti autorizzati, quali quelli di cui alla locale legge n. 18 del 1975, e successive modifiche e integrazioni.
  • Costarica: alle società i cui proventi affluiscono da fonti estere, nonché con riferimento alle società esercenti attività ad alta tecnologia;
  • Dominica: alle international companies esercenti l’attività all’estero;
  • Ecuador: alle società operanti nelle Free Trade Zones che beneficiano dell’esenzione dalle imposte sui redditi
  • Giamaica: alle società di produzione per l’esportazione che usufruiscono dei benefìci fiscali dell’Export Industry Encourage Act e alle società localizzate nei territori individuati dal Jamaica Export Free Zone Act
  • Kenia: alle società insediate nelle Export Processing Zones
  • Mauritius: alle società “certificate” che si occupano di servizi all’export, espansione industriale, gestione turistica, costruzioni industriali e cliniche e che sono soggette a Corporate Tax in misura ridotta, alle Off-shore Companies e alle International Companies
  • Panama: alle società i cui proventi affluiscono da fonti estere, secondo la legislazione di Panama, alle società situate nella Colon Free Zone e alle società operanti nelle Export Processing Zone
  • Portorico: alle società esercenti attività bancarie ed alle società previste dal Puerto Rico Tax Incentives Act del 1988 o dal Puerto Rico Tourist Development Act del 1993
  • Svizzera: alle società non soggette alle imposte cantonali e municipali, quali le società holding, ausiliarie e «di domicilio»
  • Uruguay: alle società esercenti attività bancarie e alle holding che esercitano esclusivamente attività off-shore.

Fonte:  icon-external-link Guidafisco

Lista Paesi Facenti Parte della White List

San Marino e Lussemburgo facenti parti della black list sono state escluse e quindi inserite nelle white da inizio 2015 Singapore anche lui entrato nella White

Lista dei Paesi facenti parte della white list

  • Cina
  • Corea del Sud
  • Costa d’Avorio
  • Croazia
  • Danimarca
  • Ecuador
  • Egitto
  • Emirati Arabi Uniti
  • Federazione Russa
  • Filippine
  • Finlandia
  • Francia
  • Germania
  • Giappone
  • Grecia
  • India
  • Indonesia
  • Irlanda
  • Israele
  • Jugoslavia
  • Kazakistan
  • Kuwait
  • Lituania
  • Lussemburgo
  • Macedonia
  • Malta
  • Marocco
  • Mauritius
  • Messico
  • Norvegia
  • Nuova Zelanda
  • Paesi Bassi
  • Pakistan
  • Polonia
  • Portogallo
  • Regno Unito
  • Repubblica Ceca
  • Repubblica Slovacca
  • Romania
  • Singapore
  • Slovenia
  • Spagna
  • Sri Lanka
  • Stati Uniti
  • Sud Africa
  • Svezia
  • Tanzania
  • Thailandia
  • Trinidad e Tobago
  • Tunisia
  • Turchia
  • Ucraina
  • Ungheria
  • Venezuela
  • Vietnam
  • Zambia

Ora arriva il bello:

Quale nazione scegliere

Premesso che come detto io non evaderei e non voglio esortare nessuno a farlo, e forse prenderei in considerazione oltre al’apertura di azienda estera, anche ad una migrazione con la famiglia, per vivere meglio.

Detto questo, il mio cliente aveva preso in esame 3 nazioni

  1. Irlanda
  2. Regno Unito
  3. Delaware (Usa)

La pressione fiscale in Irlanda è di circa del 3,3% nel regno unito del 6,7% e nel Delaware 250$ contro il 45% del nostro paese *

Fonte:  icon-external-link Il Tempo

*questi dati riguardano solo l’imposta sui redditi, esclusi quindi tutte le altre tassazioni che chiaramente aumentano il carico fiscale totale

Irlanda e Regno unito molto gettonate, lo sono per vari motivi, in primis per la bassa tassazione perché come detto sono basse, aprire un’azienda è facilissimo e rapido, per esempio in Gran Bretagna pasta 1£ di capitale per aprire una sorta di SRL contro 10.000€ del nostro paese.

Senza dimenticare tutti i permessi e le leggi attraverso cui bisogna passare nel nostro stato.

il vantaggio dell’Inghilterra o Irlanda è anche la vicinanza che non va sottovalutata.

Il mio cliente, alla fine consigliato anche dal suo  icon-external-link commercialista scelse il Delaware, c’è da dire che ha aperto dei negozi fisici negli USA ad Hong Hong , in Giappone ed in Australia, quindi il discorso è più ampio, ma guardiamo i benefici dell’aprire un’azienda in Delaware.

Vantaggi del Delaware

Per aprire un’azienda in delaware bisogna affidarsi ad’un commercialista o azienda certificata, si può far tutto online, ed i costi sono irrisori.

la tassazione è della sola tassa annuale di 250$ se non si fa commercio negli usa, nel qual caso, si devono pagare per il trassato americano la tassazione degli USA che è del 5%

Altro vantaggio è che il registro dei soci non è pubblico, quindi non vi è possibilità di divulgazione su chi siano i proprietari dell’azienda.

E’ poi gratuito il cambio di soci, di successione ereditarie etc… I vantaggi sono quindi immensi.

tantissime aziende italiane sono controllare da aziende del delaware o hanno delle partecipazioni, fiat ad esempio ma ci fu anche uno scandalo in passato perchè equitalia risultava avere un’azienda nel delaware, chiaramente smentirono, ma il dubbio resta

Spostare quindi gli utili in delaware equivale a pagare solo 250$ l’anno sugli utili.

Ora come già detto io non voglio esortare nessuno ad evadere nulla dato che è illegale e perseguibile penalmente ma è giusto sapere cosa fanno in tanti.

potrebbe interessarti l’articolo su come rendere produttivo un e-commerce

 

 Faccio una doverosa precisazione, non sono ne commercialista ne fiscalista. Non posso quindi dare suggerimenti approfonditi, quanto esposto in questo articolo sono frutto di esperienze dirette per ricerche fatte per clienti. Non chiedetemi informazioni dirette su come avviare la vostra società o attività estera Non posso aggiungere nulla a quanto già quì presente 

 

 

eCommerce Specialist, professionista consulente e profondo conoscitore della progettazione, realizzazione e produttività in ambito e-commerce, lead generation e dei processi di web marketing di un sito e-commerce di successo. Amante della lettura storica, del fai da te, del mangiar sano, dello sport (ex rugbista professionista, attuale maratoneta senza speranze), curioso per antonomasia, imprenditore padre e marito innamorato.

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48 Commenti
    • antonio monaco
    • 28 settembre 2016
    Rispondi

    buongiorno mi chiamo Antonio Monaco ho una societa a panama vorrei sapere se posso aprire un conto in italia e comprare merce e vendere merce in italia quale tasse dovrei pagare in italia produco e vendo bigotteria attendo notizie ANTONIO MONACO

    • Rispondi

      Se compra e vende prodotti in italia deve per forza sottostare alla regolamentazione delle tasse italiane, quindi tutta la spataffiata da apertura, diritti camera di commercio, imps, irpef etc…

    • andrea
    • 11 settembre 2016
    Rispondi

    Caro Fulvio,
    grazie per l’interessantissimo articolo.
    Vorrei aprire un ecommerce di prodotti alimentari con magazzino in Italia e sede in Romania o Emirati Arabi.
    Riuscirei ad evitare la tassazione <Italiana in questo modo? di cosa dovrei accertarmi per non aver sorprese? posso avere dipendenti in Italia? magazzinieri, guardie ecc?

    grazie
    Andrea

    • Rispondi

      Quando hai magazzino in italia è molto difficile. dato che c’è oggettivo movimento merci, la casa madre estera può assorbire gli utili, ma in italia l’azienda deve esserci per forza.
      comunque se mi chiami in orari ufficio, posso darti delle indicazioni . Contattami

    • Gianluca
    • 22 agosto 2016
    Rispondi

    Salve Fulvio, complimenti per l’articolo.
    Vorrei porre un quesito, sono un libero professionista nel regime agevolato con p.iva.

    Avevo in mente di aprire un ecommerce in dropshipping come secondo lavoro più per passione che per altro.
    In Italia non riesco nemmeno a pensarci perché tra INPS e storie varie…. addio!

    Ma se mettessi in piedi un ecommerce con sede all’estero, che vende all’estero dovrei comunque aprire una sede anche in Italia o potrei pagare le tasse al paese dove avrei la sede?

    È assurdo che in Italia non è consentito creare micro imprese …… Non credo che 10/15.000€ all’anno facciano così schifo, no?

    • Rispondi

      Scusa ma sino a 30.000€ potresti comunque accedere al regime dei minimi …

    • Silvia
    • 17 agosto 2016
    Rispondi

    Ciao Fulvio,
    complimenti, prima di tutto per il blog che, poco per volta, sto cercando di leggere per informarmi bene. Vorrei chiederti un parere in proposito ad una mia idea. Ho intenzione di aprire un e-commerce in dropshipping con fornitori italiani per vendere principalmente, per ora, a privati italiani. Al momento ho già una Partita Iva italiana cui aggiungere il codice Ateco necessario per la vendita online e sono residente in Italia per cui pagherò le tasse in Italia. Fin qui tutto ok.
    In linea di massima tra due o tre anni, non lo so ancora, mi trasferirò in Spagna come residente. Supponendo che l’attività del e-commerce nel frattempo si sia sviluppata, secondo te, dovrò chiudere la Partita Iva italiana e aprire una Partita Iva spagnola? non so se sia così semplice.
    Cosa mi consigli di fare senza per questo chiudere magari un’attività avviata che ha già dato i suoi frutti?
    Inoltre, mi sembra di aver capito, che una volta che io sia residente in Spagna se vendo a privati italiani applico loro l’Iva spagnola e non considero più quella italiana. Lo stesso discorso continua a valere anche se i fornitori dropship saranno italiani? Le tasse in quel momento le verserò solo allo stato spagnolo. E’ giusto?
    Grazie per la tua attenzione.
    Silvia

    • Marco
    • 4 agosto 2016
    Rispondi

    Ciao Fulvio,
    complimenti per l’articolo e per il blog. Vorrei chiederti un consiglio sulla base della tua esperienza:
    Abbiamo un’attività di ecommerce avviata da meno di un anno, già con buoni risultati di fatturato, ma anche con grandi spese e difficoltà sotto vari aspetti.
    La nostra azienda è una Ltd con sede legale e conto bancario in UK, e ha una branch in Italia con p.iva Italiana e conto bancario in Italia (è una sede secondaria della Ltd). Attualmente operiamo esclusivamente attraverso la branch italiana, vendiamo quasi esclusivamente in dropshipping a clienti privati e aziende all’interno dell’Unione europea (ad oggi soprattutto privati e soprattutto in Italia, ma abbiamo clienti in molti paesi dell’UE). Acquistiamo la merce da grossisti italiani, anche se il più delle volte viene spedita da Germania, UK, Spagna…
    Vorrei capire se secondo te c’è modo di utilizzare in modo più ‘intelligente’ la casa madre in UK, con il discorso delle royalties o simili, se un’eventuale operatività di questo tipo necessiterebbe di un’amministrazione fiduciaria in UK (gli attuali amm.ri sono residenti in Italia) e cosa potrebbe cambiare in caso di Brexit.
    Ti ringrazio anticipatamente
    Marco

    • Rispondi

      Ciao Marco intanto va compreso quale sia il mercato in cui lavori e il fatturato, oggi nazione in cui veni se superi un certo fatturato, sei obbligato a aprire azienda in loco chiaro poi che se devi pagare alla casa madre in UK Royalty affitto del sito, know how, corsi di formazione, materiale, non ti resta nulla come attivo sul quale pagare l’irpef …

    • Nico
    • 20 maggio 2016
    Rispondi

    Salve, ma sè un azienda in dropship vende ad un cliente italiano o francese e la merce gli viene spedita dalla cina, l azienda italiana dovrà emettere al cliente privato fattura con iva, poi il pacco quando arriva in dogana il cliente privato dovrà pagare nuovamente iva e dazio? Mi sembra assurdo che in questo caso il cliente privato paghi due volte l iva.

    • Rispondi

      Ciao Nico, la mere deve pagare i dazi doganali, o li paghi tu o li paga il cliente, poi chiaramente lui dovrà pagare l’IVA.
      sarebbe troppo bello importare merce e non dover pagare nulla.
      I dazi doganali rendono chiaramente l’import più o meno sensato
      Io ad esempio compro per e TE Verde dal Giappone, già costa caro, ma di solito su 50-60€ di importo mi tocca aggiungerci altri 20€ o 30€ pago il te come fosse oro, ma mi piace da matti. Potrei compralo qui ma non è il medesimo prodotto.
      Chiaro che dalla cina si importa merce cheap .
      ma i dazi per i paesei extra UE si pagano sempre

    • Carlo
    • 2 aprile 2016
    Rispondi

    Ciao,
    vorrei realizzare un sito di e-commerce di accessori per officine che venderebbe in tutto il mondo, eventualmente, se dovesse essere necessario, escluderei l’Italia.
    I prodotti sarebbero cmq realizzati in Italia e poi il commercializzati tramite e-commerce in tutto il mondo mediante la modalità del dropshipping, dove l’azienda si occupa di produrre, confezionare e spedire gli articoli al cliente finale, mentre il sito di e-commerce con sede all’estero raccoglierebbe gli ordini ed i pagamenti on-line.
    Poi l’azienda estera di ecommerce pagherebbe il prodotto alla ditta produttrice in Italia.
    Vista la dimensione internazionale del business, è possibile secondo te aprire il sito di ecommerce tramite una società estera, con sede ad esempio in Irlanda, Delaware o altri paesi a fiscalità agevolata…???

    • Licinio
    • 18 febbraio 2016
    Rispondi

    Salve signor Fulvio innanzi tutto colgo l’occasione per farle i complimenti per il sito e la chiarezza in cui descrive molte domande che non sono chiare a molta gente.
    Io volevo un informazione premetto che abito in Inghilterra da un anno e avevo pensato di aprire un e-commerce on line preferendo come mercato di destinazione l’Inghilterra(non sono iscritto all’AIRE), la mie domande sono: che tipo di società posso scegliere? (siamo io e la mia compagna); è possibile acquistare eventuali prodotti direttamente dalla cina? ad esempio siti come alibaba.com? è possibile non avere una sede legale per lo meno all’inizio cioè eseguire tutto da casa mia spedizioni, contatti, eccc. In attesa di un suo gentile riscontro,
    Distinti Saluti

    • davide
    • 14 febbraio 2016
    Rispondi

    Ciao Fulvio, sono Davide,
    volevo chiederti delle informazioni riguardo al mio futuro progetto.
    io lavoro in svizzera ma risiedo in Italia e vorrei aprire una partita iv aper poter fare oltre al mio lavoro anche il rappresentante per un’azienda italiana che esporta in svizzera, io lavorerei solo sul campo svizzero, avresti qualche consigli per dove aprire la mia partita iva senza essere troppo tassato?
    Saluti Davide

    • Alessandro
    • 10 febbraio 2016
    Rispondi

    Ciao Fulvio e super complimenti per le tante informazioni e la qualità dei contenuti, ho scoperto da poco il tuo sito e sto leggendo gradualmente i vari articoli!
    Sto portando avanti l’apertura di un’altra attività, in sostanza un ecommerce di servizi, quindi no prodotto.
    Vivo in Italia ma vorrei valutare l’apertura di un’azienda estera; considerando che almeno in un primo momento il business sarà focalizzato in Italia, credi sia necessario aprire anche un’azienda in Italia (che sia controllata da quella estera)? Considera che in un momento successivo il progetto prevede lo sviluppo anche all’estero.
    Pensavo a UK per una questione di vicinanza e comunque buon compromesso dal punto di vista della tassazione, ci sono vincoli particolari come la residenza o viaggi costanti nel paese estero o basta avere un ufficio?

    Grazie in anticipo per il riscontro.
    Alessandro

    • Rispondi

      se in uk hai la sede centrale puoi anche non andarci, dipende poi da fatturato, dalle tasse che tu come cittadino italiano dovrai pagare etc.

    • Silvio
    • 30 gennaio 2016
    Rispondi

    Ciao Fulvio,
    Io vorrei vendere con ebay in Italia e vivo in Polonia, come fare per pagare tasse solo in Polonia?
    Grazie in anticipo e complimenti per l’articolo!

    • Rispondi

      se stai sotto certi numeri non è un problema, credo sia 30.000€ l’anno ma on sono sicuro.
      Potresti foi far finta di nulla, ma se ti beccano rischi una multa da capogiro ed essendo comunità europea ti beccano di certo

    • Fabio R.
    • 14 gennaio 2016
    Rispondi

    Buongiorno, avrei intenzione di aprire un e commerce di abbigliamento personalizzato, sono italiano, ma vivo a Malta da circa un anno ed aprirei una ltd ed un sito da qui da dove gestire tutto ma il fornitore e’ in Italia. La merce verrebbe spedita dal fornitore direttamente ai clienti in tutto il mondo. Potrebbe essere vista come esterovestizione? Dovrei pagare qualcosa in Italia? Grazie.

    • Fabio Rizzo
    • 13 gennaio 2016
    Rispondi

    Buonasera, vivo a Malta da circa un anno e vorrei aprire un sito di e commerce di abbigliamento prodotto in Italia che poi viene spedito al mio magazzino a Malta e da qui spedito ai clienti in tutta europa, Italia compresa. E’ sufficiente aprire una Ltd e pagare le tasse qui a Malta?
    Grazie.
    p.s. non sono iscritto all’AIRE.

    • Marco G.
    • 19 dicembre 2015
    Rispondi

    Ciao e grazie in anticipo per una eventuale risposta.
    Voglio costituire azienda LLC nel Delaware con conto bancario se possibile in EU, forse Lettonia, in modo da utilizzarla per acquistare materiale fisico in Italia, Germania e inghilterra e venderlo in Italia attraverso canali online, gruppi facebook ecc…., trattasi di meteriale fotografico.
    Le aziende fattureranno alla societá nel Delaware e la societá nel Delaware emetterá fatture di vendita ai clienti, i pagamenti in enytata ed uscita avverranno attraverso conto Lettone.
    La movimentazione delle merci rimarrá in ambito EU, pertanto pensavo di usare la mia azienda in Germania come servizio di logistica dove riceverò la suddetta merce acquistata dalla societá offshore e seccessivamente spedita ai clienti tramite spedizioniere tedesco che fatturerá alla societá offshore, mentre alla mia societá tedesca non rimarrá che fattirare alla societá offshore una cifra X per spese di logistica, cartoni materiale di imballaggio ecc….
    Gradirei un tuo consiglio professionale a riguardo.

    • salvatore
    • 17 dicembre 2015
    Rispondi

    Salve complimenti per il tuo blog, avrei intenzione nel 2016 di aprire una socetà a Delaware per il mio eccomerce basato sul metodo dropshipper. In poche parole io venderò solo in europa ed i miei clienti saranno tutti privati , le spedizioni verranno effettuate tutte dalla cina con corriere DHL , mi chiedevo se io mi sposto in francia faccio esempio e prendo residenza li ,ed vendo in tutta europa tranne in francia non devo pagare tasse da nessuna parte o sbaglio? poi avrei un piccolo dubbio con questa socetà delaware e possibile iscriversi su paypal ed quindi accettare pagamenti tramite paypal ed anche lavorare su amazon ?? Ho sentito dire che paypal non accetta queste socetà offshore ed per questo tipo di attivita tramite paypal e forse meglio UK agency con offshore madre , resto in attesa di suoi chiarimenti ma sono ancora molto confuso in materia,distinti saluti

    • Pippo
    • 14 dicembre 2015
    Rispondi

    Ciao Fulvio,
    complimenti per la preparazione in merito. Non male per essere un seo specialit 🙂
    Sembri più competente di tanti commercialisti che fanno “consulenza” per professione.

    Stiamo valutando di aprire un e.commerce multilingue. Le aspettative sono di vendere in tutta europa, ma sappiamo per certo che la maggior parte dei prodotti, almeno in una prima fase, saranno venduti in italia, per il semplice motivo che sarà più semplice indicizzare in italia che nel resto dei paesi europei. Ma l’obiettivo finale sarà quello.
    Abbiamo bisogno di contenere al limite i costi di gestione per continuare ad essere competitivi.
    Venderemo prodotti informatici acquistati in modalità dropshipping da fornitori italiani con depositi italiani.

    Ho letto tutte le tue risposte ed ho capito, correggimi se sbaglio, che converrebbe aprire una piccola srl “B” in italia (dovremmo essere in totale 4 persone) ed un società estera madre “A” che controlla la srl italiana e che possegga la proprietà del portale, del dominio, magari scegliendo anche un server locato nello stesso stato della società “madre”.

    Aprire la società A in Delaware
    Aprire la società B srls in Italia
    Creare un accordo di royality tra A e B
    B vende in italia e dove vuole.
    B e chi fa parte di B, paga le tasse (società e personali) in italia
    A paga all’anno 280$ e tiene gli utili sul conto della società A che sono stati trasferiti da B

    Domande:
    1) conosci qualche sito dove avere info sulla costituzione di A?
    2) l’accordo di royality è giusto una formalità interna, cioè basta un contratto tra A e B, sottoscritto da entrambe le parti?
    3) Ci sono problemi se i nomi che costituiscono A, sono gli stessi che costituiscono B?
    4) per quanto riguarda l’inps delle figure che costituiscono B…c’e’ qualche forma di soceità da preferire per limitare al minimo questo fardello?

    Grazie per il tuo contributo.
    Pippo.

    • Andrea
    • 30 settembre 2015
    Rispondi

    Ciao Fulvio!
    Innanzitutto complimenti per il tuo blog, che è pieno di articoli interessantissimi.
    Volevo chiederti un consiglio.
    Nel caso di apertura di Ltd a Malta con amministratore locale per un e-commerce che commercia prodotti fisici, con apertura di c/c bancario intestato alla società e P.IVA entrambe maltesi e contabilità presso studio maltese, sito web gestito da Malta, posso aprire un magazzino dove gestire personalmente i prodotti in Italia, dove verranno effettuate SOLO ed ESCLUSIVAMENTE le spedizioni dei prodotti suddetti(base logistica), ma dove non ci sarà circolazione monetaria (quindi le spese verranno pagate tramite banca maltese e dove si riceveranno i pagamenti dei clienti)?che posizione avrò nei confronti del fisco italiano?o è meglio avere un magazzino in Slovenia per non rischiare problemi?
    Devo dichiarare per forza il magazzino in Italia, anche se non si tratta di società italiana?

    • Rispondi

      Se la merce è in italia devi per forza dichiarare il magazzino e dovrai per forza pagare tasse in italia, dovrai poi pagare diritti royalty etc.. alla società estera, diminuendo iguadagni di quella italiana .. ma se non vuoi evadere, è l’unica possibilità

    • carlo cendron
    • 13 settembre 2015
    Rispondi

    ciao fulvio,la mia ragazza ed io vorremmo trasferirci ad hong kong,avevamo pensato di aprire una azienda e commerce per vendita solo online…sfruttando anche una eventuale pagina fb…vorremmo usare [per un discorso fiscale] come base per poi girare cina e sud est asiatico per reperire merce ed oggettistica da rivendere poi online…volevo chiederti prima di tutto se potesse essere una idea ancora attuabile e poi che iter dovremmo fare per rivendere in italia senza avere problemi…di quale budget in linea di massima dovremmo disporre per avviare la cosa…intanto mi limito a queste domande e ti ringrazio per la cortese attenzione

    • Rispondi

      dipende dal fatturato che farete e dalla merce. Ora sz enon hai un’idea vincente rischi di entrare in concorrenza con aziende molto importanti come aliexpress.

      Dal mio punto di vista devi dare la sensazione d’essere un sito italiano, gestito da italiani in italia, se poi spedisci dall’estero valatu tu, soprattutto i tempi di spedizione, calcola che o usi un sistema di trasporto veloce oppure le tempistiche sono di circa 20-25 giorni.

      se non ricordo male dopo i 50€ di valore merce l’utente deve pagare tassa di importazione, ma non sono sicuro.
      Alcuni beni non passano la dogana, quindi dovresti informarti prima qual’è la black list dei prodotti per l’italia.

      C’è poi da comprendere se i tuoi prodotti sono coperti da garanzie, in quel caso sarati tu come venditore a doverti sobbarcare gli oneri.
      devi poi calcoalre i resti, che sono una voce presente in ogni ecommerce, sia per merce rotta o difettosa, che per diritto di recesso …

    • SOPHIE
    • 11 settembre 2015
    Rispondi

    Ciao a tutti.
    Pagina molto interessante e per questo porgo i miei complimenti.
    A questo punto anche io avrei bisogno di alcune delucidazioni.
    Attualmente ho un cliente svizzero che svolge attività di ecommerce. Successivamente aveva deciso di sviluppare la rete vendendo in Italia a soli consumatori finali (privati, senza PI); a tal proposito si era deciso di creare un rappresentante fiscale in Italia, che al tempo stesso era depositario della merce prodotto in francia.
    Oggi il cliente ha deciso di espandersi e di voler vendere anche a grossisti, in italia e a Paesi extra-UE. Facendo un’analisi della situazione, mi trovo a dover consigliare al mio cliente la forma più vantaggiosa. Studiando attentamente ho trovato un pò di forme (identificazione diretta?, stabile organizzazione?, ufficio di Rappresentanza? ), ma sono molto confusa e non saprei cosa consigliare al mio cliente.
    Ringrazio anticipatamente per il supporto.
    Buona giornata.
    SD

    • Rispondi

      Ciao Sofie tutto dipende dal giro di affari.
      spedire ad un cliente ha un costo, ma per quanto questo costo possa essere basso, dalal svizzera all’italia implica comunque almeno il doppio della tariffa nazionele.
      Mi spiego meglio.
      Mettiamo che spedir ein italia un pacco costi 10€ dalal svizzera all’itgalia costerebbe almeno 20€. Se questo no crea problemi su 20 100 200 spedizioni, fanne 2000 al mese vorrebbe dire spendere almeno 20.000€ al mese in più solo di spedizioni.

      Mettici poi i resi che hanno un costo, la gestione del credito che ha un ulteriore costo, infine le garanzie se vendete prodotti coperti da garanzie, dovrete avere un referente o sobbararvi le spese di trasporto della merce per ripararla.

      dal mio punto di vista dovreste capire qual’è il giro di affare e valutare quindi se usare
      partner
      un distributore
      o aprire una filiale

      chiaramente costi ed oneri sono differenti.

      se vuoi possiamo approfondire direttamente, magari via mail o attraverso skype … mi trovi come fulviosarao

        • SOPHIE SILVANA d'hueppe
        • 15 settembre 2015
        Rispondi

        Ciao Fulvio,
        ti ringrazio per la risposta che mi hai dato. Tengo a precisare dunque che la merce prodotta in Francia viene spedita direttamente al magazzino italiano, quindi non si hanno gli stessi costi che si avrebbero se la merce provenisse direttamente dalla svizzera. Ricapitolando la merce che io ho acquistato (come società svizzera) dalla Francia arriva direttamente in Italia e di li venduta a privati e/o grossisti italiani o facenti parte della Comunità Europea. Consiglieresti quindi l’utilizzo di un ufficio di rappresentanza, in quanto utilizzato ai soli fini di deposito, esposizione o di consegna di beni o merci appartenenti all’impresa (e quindi non considerato stabile organizzazione)?
        Grazie
        SD

        • Rispondi

          Se la merce arriva dalla francia il discorso è differente, in caso di B2B dovrai emettere fattura intrastat in cui scegli se pagare tu l’iva o farla pagare al cliente finale, ma non è uno sbattimento. In caso di di B2C è molto facile, usi l’iva della francia e spedisci senza problemi.

          se volessi in italia puoi sfruttare le logistiche, ad esempio BRT, fercam, lavorano con anche piccoli spazi.
          il vantaggio delle logistiche è che in italia non apri nulla, avrai la merce stoccata presso la logistica che si occuperà della preparazione delle spedizioni sia in entrata che in uscita. accelerando i tempi.

          Se poi il prodotto è molto appetibile, sfruttare per i primi tempi una collaborazione (agenzia) può essere un vantaggio perchè in questo modo puoi sondare il mercato senza troppe esposizioni, Nel caso poi vi sia un effettivo scambio redditizio a quel punto valutare se aprire filiale o appoggiarsi ad un distributore.
          Posso chiederti di che prodotto si tratta e se avete valutato che modello di business usare per la vendita?

            • karin
            • 7 gennaio 2016

            Ciao Fulvio,
            ho un caso simile, se una societa svizzera con e-commerce attivo solo li, volesse aprire in italia, converrebbe una srl o magari aprire una societa in germania (ad es.) e consegnare con dropshipping all’inizio, per poi in futuro avere solo il magazzino in Italia come fa ad esempio zalando?
            Grazie!

    • emanuela melis
    • 2 settembre 2015
    Rispondi

    Ciao Fulvio!
    Grazie per le informazioni preziose che stai condividendo! Sono interessata ad un’attività di e-commerce di abbigliamento in modalità dropshipping che vende solo all’estero: Singapore, Hongkong, Emirati, Russia, Inghilterra, Irlanda e USA, aprendo un c/c a Singapore.
    Ho scartato l’Italia. Se aprissi una S.r.L. nel Delaware è necessario che mi rechi li di persona o si puo’ fare on line pur avendo io la residenza in Italia? Si è tassati solo 250 dollari all’anno o superato un certo importo aumenta?
    Infine se volessi vendere nei Paesi sopra elencati, devo aprire una S.r.L. anche li, pagare le tasse ed avere un ufficio di rappresentanza?
    Grazie per la cortese attenzione
    Emanuela

    • Rispondi

      Ciao Emanuela, dunque il delaware non richiede viaggio negli usa per poter aprore posizione fiscale da loro.
      Il vero problema cara è il fatturato, mi spiego meglio.

      alcune nazioni chiedono che oltre certi fatturati devi aprire filiale nella loro nazione, se non ricordo male per GB è 30.000€ l’anno.
      in ogni caso dato che risiedi in italia ed il tuo lavoro sarà svolto dall’Italia, quì dovrai per forza aprire un’azienda, poi sta a te deciderne al forma fiscale.

      chiaramente l’azienda madre, all’estero ne deterrà diritti e buona parte dei guadagni finiranno all’estero dato che commercerai oltre italia. Questo ti permetterà un’importante sgravio fiscale, ma non TOTALE, altrimenti si chiama evasione, dovrai sempre e comunque pagare ad esempio l’ INPS a meno che tu risieda più di sei mesi l’anno fuori dal territorio italiano.

    • Armando
    • 1 luglio 2015
    Rispondi

    Ciao Fulvio,
    io voglio aprire un deposito merci in Olanda. In questo deposito si farà solo lo stoccaggio delle merci e poi la distruzione nei paesi del Nord Europa. L’azienda che deve aprire questo deposito è di diritto italiano. A parte la territorialità di IVA che non ci ho capito tanto bene, io volevo sapere l’iter per aprire questo deposito merci?

    • Fabio
    • 29 giugno 2015
    Rispondi

    Ciao,
    sono in procinto di aprire attività e-commerce di vendita di servizi (quindi “prodotto virtuale”)
    Ho letto qua e la e si parla bene dell’irlanda per aprire attività..
    Attualmente risiedo in italia e sono cittadino Italiano,
    non avrei problemi a passare il tempo legale necessario in Irlanda per fare le cose in regola e non vorrei cadere nella doppia tassazione ITa/Irlanda..
    il 6 mesi e un giorno è vero?
    Grazie

    • Renato
    • 25 giugno 2015
    Rispondi

    Ciao Fulvio,
    inanzitutto vedo molta confusione e disinformazione in Italia,forse piu’ probabilmente ogni giorno ne inventanto una di nuove e noi poveri cristiani,usati e spremuti come frutta ci troviamo a dover affrontare o meglio ancora a inventare sempre qualcosa,per sopravvivere o almeno per non farsi fregare e succhiare tutto da questo stato ITALIANo LADRO per non dire tant’altro……………..ormai finito e presto a prossimo fallimento……!!!
    A parte questa mia parentesi,ti vorrei chiedere una sola cosa,sperando mi potrai dare una giusta e precisa risposta,allora inanzitutto io non risiedo in nessun modo e maniera in Italia gia’ dal 2014,vivo in Spagna a tutti gli effetti con tutti i documenti regolari sia di residenza,di aire,sanitari ecc ecc,,,,,tutto insomma no?
    la mia domanda è questa: ho intenzione di aprire un dropshipping in alcune zone a bassa tassazione per quanto riguarda Iva,tassazione e altre voci che tu sai bene,che si trovano no sempre sotto lo stato Spagnolo,ma i miei fornitori invece sono di vari stati dell’Unione Europea e loro fatturerebbero a me,al mio e-commerce registrato ufficialmente appunto in queste zone free,,,per cui senza iva visto che la merce sara’ fatturata a me ed io in secondo tempo,la fatturero’ a tutti i miei clienti italiani privati e qualcuno sara’ azienda italiana pure,secondo te e secondo il mio parere,io potro’ competere molto a differenza di altri che lo hanno in Italia o no?

    Qui dove andro’ ad aprilo sara’ regolare,poiche’ fatturero’ a privato italiano e non azienda,per cui applichero’ l’iva del ( esempio: 5% oppure 8% o 10% ),direttamente fatturando al privato finale italiano.

    Tu cosa credi? E’ regolarissima la cosa e il cliente finale italiano non avra’ nessun problema vero? Si ritrovera’ con merce pagata meno cara,poiche’ dove risiedo io l’iva e’ molto bassa e questa fara’ non poca differenza,tieni presente che io non vivo in Italia sono qui residente ok?

    Grazie attendo tue news.
    Renato.

    • Rispondi

      Se i tuoi clienti comprano da te che sei in spagna, non dovranno in nessun modo pagare ulteriori tasse, se l’iva in spagna è più bassa, nessun problema, spedisci il cliente paga L’IVA spagnola e stop.
      il discorso cambia per stati extra europei in cui il cliente deve pagar ein dogana le tasse del caso, esempio se tu vendessi dalla svizzera all’Italia o vice versa, devi in dogana dichiarare la merce scorporare l’iva di cui verrai rimborsato e pagare le tassi locali.

      per il commercio non ricordo la somma totale, ma se superi mi pare 30.000€ l’anno di fatturato dovrai inserire un’azienda in italia, che pagherà tasse in italia, chiaro però che in quel caso i proventi li giri all’azienda spagnola per abbassare i guadagni in italia.

    • Willy
    • 17 giugno 2015
    Rispondi

    Finalmente un po’ di chiarezza!!!!!
    Buon giorno… anzi sera.
    Allora poniamo il caso che io abbia un e-commerce dropshipping questa attività devo considerarla di servizi (intermediazione) oppure un reale commercio?
    In secondo luogo devo aprire una società , ovviamente voglio che sia estesa la vendita a tutta europa, come mi conviene operare per arginare i costi ( se fatta in italia per il primo anno ammonterebbero a quasi 12.000,00€. Inps Inail, commercialista carte, cartine varie e tutto ciò necessario).
    Io avevo pensato al Dalaware …. nell’ipotesi io volessi pagare le tasse in italia posso dichiarare la società” mia ” ma che opera a livello internazionale oppure ho l’obbligo ad avere una partita IVA. In fondo credo che se guadagni sia giusto pagare le tasse e se non guadagni non le paghi….. poi si potrebboro aprire molte parentesi sulle aliquote ma suvvia………
    grazie

    • Rispondi

      Mi scuso del ritardo.

      Il dropshipping è inteso come commercio dato che la società fornitrice fattura il prodotto e a tua volta dovrai rifatturare il prodotto per l’uscita.

      Conosco due ragazzi che hanno preso accordi differenti con i propri fornitori, vendendo per conto del fornitore ed emettendo una fattura a fine mese di intermediazione una provvigione. In questo caso di può attingere al regime dei minimi, se si fatturano meno di 30.000€ l’anno e quindi pagare solo il 5% di aliquota.

      Purtroppo la pressione fiscale per un’attività è da strozzinaggio, se non si guadagna, e parlo di netto, almeno 40.000€ non ha senso tenere aperto

    • Cristian
    • 15 giugno 2015
    Rispondi

    Buongiorno,
    Devo aprire una attività web, di vendita di servizi conto terzi (quindi intermediazione.. metto in contatto domanda e offerta) come ad esempio volagratis e similari..,
    ergo non vendo alcun prodotto fisico.

    Sono cittadino italiano, e risiedo in Italia.
    Voglio aprire attività in Irlanda perché con la tassazione italiana non sarei competitivo rispetto i miei competitors .
    Non avrei problemi a spostarmi fisicamente il tempo di legge necessario al corretto svolgimento dell’attività nel pieno rispetto delle regole.

    Grazie del tempo dedicatomi,
    Saluti,
    Cristian.

    • Rispondi

      Ciao Cristian, aprire all’estero implica sempre che tu abbia interessi anche in quella nazione , mi spiego meglio
      se vendi cellulari solo in italia e l’azienda è in Irlanda, devi giustificare questa cosa. Alcuni all’estero hanno società che detiene ad esempio i diritti del sito, la società italiana dovrà poi pagare le Royalty alla società estera che il più delle volte manda a pareggio o con poco guadagna l’azienda italiana.

      Devi però comprendere che in italia se ci vuoi lavorare devi comunque avere un’azienda. Che poi sia controllata da estera non importa, lo stesso dicasi per tutte le altre nazione del mondo, ognuna ha le sue regole e i suoi limiti minimi, ma se tu vendi in Inghilterra ad esempio, per un fatturato annuo minio di 30000 sterline allora devi aprire azienda anche li.

      Purtroppo il nostro governo ci tassa troppo e rende ogni attività commerciale italiana Zoppa alla nascita

    • Francesco Zen
    • 16 marzo 2015
    Rispondi

    Ciao Fulvio! Complimenti per l’interessante articolo e per il blog! Ho deciso di aprire un e-commerce con modalità drop-shipping per la gestione del magazzino e delle consegne. Il mio fornitore non sarà in Italia ma molto probabilmente in UK e i potenziali clienti principalmente in Italia. Dove mi consigli di aprire la società per la gestione dell’e-commerce? Sarà una sturt-up quindi molto difficile che le vendite inizialmente saranno moltissime (non so se questa info può essere utile)…grazie e buon lavoro!!!

    • Rispondi

      Dunque devi calcolare una cosa, che se le tue vendite sono esclusivamente generate in Italia, l’azienda dovrai averla per forza in Italia o in caso di controlli difficilmente riuscirai a giustificare la fiscalità estera e gli introiti esclusivamente italiani.

      Caso diverso nel qual caso decidessi di aprirti al mercato estero.

      Per intenderci se hai azienda in UK è perchè generi fatturato anche li. Usando paesi come il Delaware è un po’ diverso dato che non vi è uno scambio di informazioni fiscali.

      Posso chiederti cosa venderai e quale sarà il tuo mercato?

        • Francesco Zen
        • 16 marzo 2015
        Rispondi

        Immagino che il mercato sarà principalmente in italia perchè le campagne adwords e pagina facebook saranno in Italiano, ma ovviamente non è esclusa la vendita all’estero visto che comunque il fornitore che gestisce le spedizioni spedisce in tutta Europa.
        Per quanto riguarda il settore si tratta di prodotti tipo sigarette elettroniche e accessori correlati, fino a sostanze per aromaterapia.

        • Rispondi

          ho capito, beh lo strutturi bene, potreste optare già dall’inizio per una fiscalità estera. che controlla l’azienda italiana.

          MI raccomando la cosa fondamentale è che voi abbiate un’azienda in Italia, controllata dalla casa madre estera. Devi poi controllare la possibilità che il prodotto sia vendibile nella nazione di riferimento. Sarai poi obbligato ad avere un’ufficio di rappresentanza nelle varie nazioni, se superi un certo fatturato.

          Per farti un esempio, se vendi in UK mi pare che il limite sia 30.000£ l’anno oltre tale importo sei obbligato ad avere un ufficio anche li.

          Se venderai esclusivamente online, potrebbe essere interessante avere un sito/dominio di proprietà di azienda del delaware a cui pagherete royalty o utili sul fatturato generato

            • Francesco Zen
            • 16 marzo 2015

            Vendita solo online. Poi si parte quasi per gioco, quindi vogliamo ridurre al minimo le spese di creazione impresa. Può avere senso usare partita iva qua in italia che già abbiamo (come ditta individuale) e se le cose iniziano a funzionare spostare la gestione all’estero?
            Nel caso invece di aprire direttamente in Delaware quanto costa circa aprire società li?

          • Francesco se non si ha un’idea chiarissima di cosa si vuol fare, quali saranno i progetti, i costi, i guadagni, meno si spende e meglio è. COme chiaramente meglio ditta individuale e contabilità semplificata, Molto più Economica, sin che i guadagni non permettano l’apertura di una SRL a contabilità ordinaria, ma con costi molto più alti.

            Se poi vorrai un parere tecnico sul vs operato contattami via mail con il link al tuo sito, ti farò un’analisi, cercandoti di evitare tutti quegli errori tipici dei fallimenti degli e-commerce

 

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